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"Blu Carne"
di Chiara Guarducci

interpreti:
Silvia Guidi
Samuel Osman / Philipp Rafferty (Principe Azzurro)
Alessandro Siviero (prima e seconda donna)

interventi musicali ed elaborazioni audio: Jörg Ritzenhoff

voci di Barbablù: Sandro Carotti e Philipp Rafferty

musiche originali: Jörg Ritzenhoff
ideazione scenica ed allestimento: Mario Librando e Massimo Carotti
costumi: Alessandro Siviero
oggetti scenici: Mario Librando



Sicuramente solo una strana alchimia ha potuto far nascere “Blu Carne”. Una giovane (e visionaria) scrittrice, una altrettanto giovane (ed altrettanto visionaria, nonché brava) attrice ed un poliedrico (ed anche lui non meno visionario) musicista tedesco.
Silvia Guidi, negli ultimi anni, ha rappresentato per Zauberteatro una vera colonna portante. “Fiaba di notte” nel Parco di Villa Fabbricotti e, soprattutto “Come in America” a bordo delle barche sull’Arno, sono stati due spettacoli di ottima qualità e di grande richiamo che hanno dimostrato (se mai ce ne fosse stato ancora bisogno) la facilità e la maturità con la quale Silvia riesce a rendere il massimo in ogni situazione, sia come attrice sia come “regista di sé stessa”.
Di Chiara Guarducci avevamo già letto e visto qualcosa ma, per essere onesto, ciò che mi ha colpito maggiormente, fatte salve le indubbie doti di autrice per il teatro, è stato il feeling, l’estrema sintonia che emerge lampante dalla sua profonda amicizia con Silvia. Nessuno, meglio di lei, avrebbe potuto perciò scrivere qualcosa di più adatto ed in grado di valorizzare le doti dell’interprete. L’amore e la passione che ha scaricato nei continui ritocchi ed affinamenti apportati al testo durante lo sviluppo del progetto scenico sono stati assolutamente esemplari.
In una calda serata di fine estate, sulle sponde del lago di Zurigo, ho potuto conoscere Jörg Ritzenhoff: le sue creazioni (riduttivo chiamarle “musiche”) sono subito apparse affascinanti, dure a volte, spesso sorprendenti e comunque sempre coinvolgenti. Ciò che impressiona di lui, per altro, è la “presenza scenica”, da attore potremmo dire, non certo da semplice esecutore.
E questo è tutto. “Blu Carne”, la nostra “favola noir” per adulti, apparentemente così diversa dalla gran parte delle produzioni Zauberteatro, non è altro, in fondo, che l’ennesimo tentativo (in una direzione nuova, magari, questo sì) nell’affascinante processo di ricerca, che da sempre ci accompagna, dei reconditi e misteriosi rapporti che legano fra loro la voce, il racconto, la musica, i suoni, il gesto scenico, le suggestioni ed i ricordi.

Mario Librando, 2004


È la storia dell’ultima moglie di Barbablù. Una ragazzina sciocca, che dopo aver scoperto i pesanti vizi del marito, viene ‘contagiata’ e precipita in una necessaria e inaspettata metamorfosi. Diventa insomma più candidamente terribile di Barbablù.
Ci sono la suspence e i colpi di scena tipici della favola ma sono la riscrittura musicale, gli stili recitativi e i linguaggi, cioè le chiavi che creano il castello, ad essere le vere sorprese. Si rompono gli schemi teatrali e parte il gioco delle possibilità. È una rock opera, una favola “antica” in versione techno, liberata nell’energia della musica. Uno spettacolo costruito sui cambi di ritmo e di atmosfera, sulla varietà dei codici sperimentati: dal concerto, al cartoon, al musical. Gli attori entrano ed escono dalle parti, perché soprattutto Silvia e Jörg hanno dalla loro il gusto e il rischio di giocare, cambiando le carte.
Nonostante la comicità e il grottesco di molti momenti, della favola viene conservata l’ambiguità genetica. Per sfociare in un finale erotico e straniante. E lungo il percorso di un racconto crudele il contro canto d’amore delle canzoni di Jörg-Barbablù.
Il poema di un amore ridicolo e impossibile.

Chiara Guarducci


Dove sta la mia musica? In un qualche luogo fra Eissler e Stockhausen. Fra il concetto e l'intuizione. Fra il “cool”, l'espressione ed il “trash”. Esattamente lì è il suo posto.
Tre voluminosi cicli di composizioni. Apparecchiature elettroniche e computer, ma anche “normali" strumenti, ispirato anche in parte dalla “Scuola di Colonia”, alla ricerca di suoni ed applicazioni, composizioni ed improvvisazioni.
Durante gli ultimi anni mi sono concentrato sulla manipolazione delle voci e sulle possibilità offerte dalle esecuzioni elettroniche dal vivo.
Dall'altro lato ho continuato a lavorare come esecutore, sia per il teatro, che per il cinema e la televisione nonché per le mie “performances”.
Il cantare è solo una parte, ma più importante è lo “stare sulla scena”. Questo non è comportarsi o recitare in un senso tradizionale: è più l'individuazione di un tipo più generale, una persona bizzarra, una persona molto eccentrica e nevrotica, potrebbe essere un assassino mosso da manìe sessuali. D'altra parte questa “persona”, questa “mente”, è tipica per la nostra società, essa è ciascuno di noi.
Silvia ed io ci siamo incontrati a Berlino, lavorando insieme per uno spettacolo teatrale bilingue. Ci fu subito una profonda attrazione reciproca per il lavoro che l’altro sviluppava. Silvia ha avuto un approccio molto intuitivo alla mia musica. Di contro, la sua capacità di impersonare ruoli così diversi contemporaneamente è stata di grande ispirazione per me. Da allora ho pensato che l'incontro tra l’“espressività italiana” e la “concettualità tedesca“ avrebbe potuto essere molto interessante – anche per il pubblico.
Silvia non ha paura di utilizzare la musica in scena; lei è mentalmente aperta, perché sa che la musica ha la possibilità di raccontare un segreto, oltre la realtà della scena. E questa è una possibilità poetica. Così la mia musica di scena non è come la musica per il cinema. Essa è una componente fondamen-tale sulla scena, particolarmente quando c’è un “musicista” sul palco che partecipa al gioco, soprattutto quando questo uomo è un esperto per crudeltà.
Così abbiamo pensato ad una musica che fosse bizzarra e fredda ed ancora elettronica ed eccentrica; e ci sono canzoni ed ambientazioni sonore influenzate tanto dal reale luogo scenico quanto da luoghi visionari.
Una confusione di voci in lingue differenti, una “babilonia” dell'oggi, isterica e tecnologica, brutale e piena di rifiuti. Porno e grande dramma allo stesso tempo, nello stesso luogo. Ma anche divertente, in un senso più speciale del termine...

Jörg Ritzenhoff