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"Amerigo e gli altri,
navigatori dall'Arno alle Indie"

da testi di Amerigo Vespucci, Giovanni da Verrazzano, Filippo Sassetti, Antonio Corsali, Giovanni da Empoli ed altri navigatori

interpreti:
Alessio Sardelli (Niccolò Rinaldi, dal 2004)
Luca Becorpi (clarinetti)

regia: Niccolò Rinaldi
musiche originali: Claudio José Boncompagni
allestimento: Mario Librando e Massimo Carotti



Tutti conosciamo Cristoforo Colombo. Molti hanno perlomeno sentito parlare di Vespucci e da Verrazzano. Ma pochi sanno che la schiera di coloro che, fra la fine del '400 ed il '500, intraprendevano viaggi avventurosi via mare alla scoperta di nuove rotte era assai ampio. E fra questi tanti erano i toscani ed in particolare i fiorentini. Fiorenza era centro commerciale di primissimo piano, al pari di città marinare quali Genova e Venezia, ed i suoi traffici mercantili interessavano tutto il mondo conosciuto. È quindi intuitivo comprendere come i grandi mercanti potessero avere l'interesse di espandere questo "mondo conosciuto": anche solo il poter trovare una nuova rotta per una destinazione lontana più rapida di quella normalmente utilizzata avrebbe costituito un grande vantaggio in termini di tempo e, conseguentemente, un grosso vantaggio economico. Così fiorentini e toscani di ogni grado si imbarcarono: Comandanti come i già citati Vespucci e da Verrazzano, "fattori" commerciali (oggi li chiameremmo "rappresentanti") come Giovanni da Empoli ed Andrea Corsali o direttamente mercanti come Filippo Sassetti e molti altri.
Nessuno ha raggiunto la fama di Colombo, come detto, ed alcuni non sono quasi neppure citati nei libri di storia. Ma tutti hanno fatto viaggi straordinari. Su navi mai italiane, principalmente portoghesi, spagnole e francesi, hanno attraversato tutti gli oceani del globo, da ponente a levante, fino all'estremo oriente. La cosa che li accomunava era comunque, al di là delle mere ragioni commerciali, la voglia di scoprire di viaggiare, dell'avventura. Potevano stare lontani da casa per mesi, a volte anni. E neppure era cosa certa il ritorno stesso…
Tutti loro avevano un altro punto in comune: durante i lunghi viaggi, magari quando toccavano qualche porto "amico", inviavano a casa delle lettere. Molte di queste sono dei veri e propri resoconti di viaggio di un interesse straordinario e di indubbio fascino. Altre invece sono quasi soltanto delle richieste di notizie sulle vicende politiche e commerciali della città di Firenze: poteva succedere, in effetti, che qualcuno partisse con al Governo una certa fazione (che magari aveva "sponsorizzato" il suo viaggio) e rischiasse di tornare e trovare a Palazzo Vecchio gli oppositori. Così come assai richieste erano informazioni sulla solidità o meno di quella o quell'altra compagnia mercantile, in una parola, quelle che oggi definiremmo le "notizie dalla Borsa"!
Delle pagine di letteratura con la "elle" maiuscola, sebbene non siano state scritte da letterati veri e propri: la lingua non è quella compiuta ed "assoluta" del Guicciardini ma ha nella spontaneità la sua arma vincente. Un attento lavoro di ricerca ci ha portato così ad individuare delle pagine che potranno costituire l'ossatura dello spettacolo. Il resto lo farà la scenografia: Firenze! Quella Firenze che tanto spesso viene richiamata negli stessi testi che verrano recitati.
Possiamo quindi affermare che lo spettacolo "Amerigo e gli altri" si svolgerà nella condizione più simile possibile, per gli spettatori stessi, a quella nella quale si trovavano coloro dei quali raccontiamo le gesta: navigando!! Sarà l'Arno a rappresentare il nostro palcoscenico. Tutti a bordo degli antichi barchetti dei Renaioli, passando sotto Ponte Vecchio, Ponte Santa Trinita ed arrivando quasi fino alla Carraia. Un vero viaggio, non certo avventuroso, ma sicuramente pieno di fascino. A bordo i racconti di paesi lontani (dalla Malacca, all'Estremo Oriente, alle Nuove Indie), musiche e la possibilità di "viaggiare" con la mente.

Mario Librando, 2002


"Oceano Arno,
la magnifica storia dei navigatori fiorentini nelle Indie" (dal 2007)

da G. Boccaccio, A. Vespucci, G. da Verrazzano, A. Corsali, F. Sassetti, G. da Empoli, F. Carletti

interpreti:
Niccolò Rinaldi
Luca Becorpi (clarinetti)

regia: Niccolò Rinaldi
musiche originali: Claudio José Boncompagni


Note per "Oceano Arno"

I - Atlante Amerigo Vespucci
II - Isole & fichi secchi Angiolino del Tegghia dei Corbizzi/Giovanni Boccaccio
II - Paradiso terrestre Amerigo Vespucci
III - A cosa serve leggere Dante Amerigo Vespucci
IV - Giganti, serpenti e altri incontri Amerigo Vespucci
V - Da New York ai cannibali Giovanni da Verrazzano
VI - Dalle stelle al camaleonte Andrea Corsali
VII - Compere Filippo Sassetti
VIII - Guerre Giovanni da Empoli
IX - Cioccolata & penitenza Francesco Carletti
IX - Ritorno Amerigo Vespucci, Andrea Corsali

"I vantaggi dei viaggi sono tanti: rianimano lo spirito annoiato dalla sedentarizzazione, procurano guadagni, offrono la visione di meraviglie e l'ascolto di storie straordinarie, per-mettono di visitare paesi, conversare con nuovi amici, acquisire le buone maniere. I viaggi aumentano le ricchezze e ci mettono alla prova attraverso le loro vicissitudini. I sufi hanno detto che fino a quando resti ostaggio in casa tua, uomo vano, non sarai un uomo. Parti e percorri il mondo, e fallo prima del giorno fatale nel quale lo lascerai."
Così il persiano Saadi nel suo Gulistan, aggiungendo che "mercanti, sapienti, uomini belli o con bella voce, artigiani sono coloro che viaggiando godono di buona accoglienza". Non è il pensiero solo degli antichi orientali, ma anche dei fiorentini che da secoli assecondano la propria irrequietezza con l'atto della partenza. Perché la Toscana ha cullato non solo artisti, santi e scienziati, ma anche tanti viaggiatori partiti da colline senza mare e senza porto, nomi che costituiscono una lunga catena di conoscenze e sguardi: Benedetto Dei,il primo europeo che attestò di aver raggiunto Timbuctù compiendo la più difficile delle traversata, quella del Sahara, Giovanni Marignolli, legato del papa presso i tartari, Roberto de' Nobili da Montepulciano che nel Settecento fu il primo vero studioso occidentale del sanscrito, Padre Ippolito Desideri da Pistoia, primo europeo a risiedere a Lhasa. E, ancora fino ai nostri giorni, altri concittadini e compari viaggiatori: Fosco Maraini e Tiziano Terzani. Ma soprattutto, fra fine Quattrocento e il Cinquecento, un paio di generazioni di navigatori cresciuti sull'Arno ha fatto la storia dell'esplorazione. Fra loro l'Amerigo che un cartografo tedesco prese per buono per battezzare il Nuovo Mondo e il Verrazzano a cui è dedicato il grande ponte di New York. Ma anche Filippo Sassetti, Andrea Corsali, Giovanni da Empoli, e Francesco Carletti, che fece il giro del mondo portando per primo in Europa la notizia del cacao. Tutti mercanti divenuti navigatori, tutti morti lontano dall'Arno. A casa però mandano lettere e relazioni, che nelle nostre serate sulle barche dei Renaioli rivivono in forma di racconto - quasi di fiaba per gli orecchi corrotti d'oggi, o di epopea lontana, mentre all'epoca era fantastica e dura realtà. Qualcuno di loro osserva, pensa e scrive col retaggio della tradizione umanista. Uomini irrequieti e spiriti sofisticati, che portano in giro per il mondo la determinazione e il cinismo toscani, e il passo aveva la solita eleganza.
Nelle loro relazioni si richiamano ogni tanto a Dio, ma sono tutt'altro che missionari; concedono l'onore delle armi e rispettano l'avversario, scrutando i costumi e indugiando nell'incantamento. A volte non s'intendono un granché con i portoghesi e spagnoli dei quali erano al soldo. Cronologicamente le loro relazioni disegnano una parabola che fa paura: si comincia con lo stupore per i pappagalli colorati e le stravaganze dei cannibali; si passa alla contabilità dei cambi fra monete e alle liste delle compere esotiche; alla fine, l'entusiasmo figlio della meraviglia e lo spirito mercantile si appartano in silenzio, soppiantati da un'altra fonte d'energia: la conquista violenta, con schiavi incatenati e distruzione d'intere città. La bella voglia di Benedetto Dei di riconoscere nell'indigeno un suo pari col Cinquecento se n'era già andata da un pezzo. Anche i fiorentini entrano negli ingranaggi della bruta storia.
Il XXI secolo è cominciato con le guerre fra Sud e Nord. Con fanatismi e pregiudizi religiosi e i continui sbarchi dei cosiddetti "clandestini". Eppure non sta scritto da nessuna parte, e chi viaggia davvero lo sa bene sulla propria pelle, che l'incontro fra le due sponde del mare debba per forza essere un conflitto e non un atto di fede nell'uomo. Pare che abbiamo sbagliato tutti da qualche parte, che continuiamo a scontare errori antichi. Ascoltiamo le parole su-scitate da lontani oceani e che questa sera ritornano sull'acqua originaria dell'Arno, e probabilmente sentiamo, come un brivido, che la nostra storia presente ne discende in linea diretta.

Niccolò Rinaldi, 2006