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"All'impruìsa, la Commedia!"
di Paolo Lelli

interpreti (in ordine alfabetico):
Sandro Carotti (Arlecchino)
Anna Collazzo (Zanni, Colombina)
Teresa Fallai (ballerina, Isaura)
Paolo Lelli (Cerusico, Pantalone)
Antonio Masi (Zanni, Brighella)

Alexandre "Sasha" Mironov (chitarra)

regia: Paolo Lelli
allestimento scenico: Mario Librando e Massimo Carotti
costumi: Alessandra Acciai e Michela Nencini
maschere: Anna Lucheroni
foto di scena: SM PhotoArt - Firenze



Considerare oggi uno spettacolo di e sulla commedia dell’arte, è un voler ritornare ad origini profonde della nostra storia culturale e teatrale. Firenze, culla del rinascimento, è stata anche una sensibile “balia” per la commedia dell’arte. Contemporaneamente ai vari luoghi teatrali principeschi, esistevano, a Firenze, spazi atti ad ospitare le compagnie dei comici girovaghi. Il Teatro di Baldracca, situato dietro gli Uffizi, era uno dei rari spazi creati appositamente per la “commedia all’improvviso”.
Lo spettacolo proposto è una sorta di carrellata di quei famosi pezzi per attori, staccati da un contesto di canovaccio, di storia, ma godibilissimi anche da soli. Ci sono tirate per attore solo, duetti, canzoni, lazzi e altre cose che hanno reso unica e universale questa forma d’arte rivoluzionaria e irripetibile. L’ambiente dove lo spettacolo è presentato ricrea i vari luoghi dove veniva fruito ai tempi dei suoi esordi. Banchi all’aperto in luoghi affollati, stanze o giardini in case o ville patrizie, cortili e scalinate. La diversità degli ambienti oltre alla diversità delle scene, sottolinea anche la diversità cronologica delle stesse. La commedia dell’arte si può far nascere “ufficialmente” proprio a Firenze nel 1492. Anno significativo è simbolico, per la città e per il mondo intero. Oltre ad essere la data della morte del Magnifico e quella della scoperta dell’America, fu anche l’anno in cui Anna di Bretagna, scritturò un saltimbanco fiorentino ed una ballerina per uno spettacolo alla corte di Francia. Da allora, la commedia dell’arte si spostò in Italia e in tutta Europa, divenendo una delle più popolari forme di teatro nel mondo.

Paolo Lelli


“All’impruìsa, la Commedia!” sancisce formalmente l’incontro fra Zauberteatro e la Commedia dell’Arte. Negli anni, in realtà, degli “avvicinamenti” c’erano già stati: dai settecenteschi personaggi dell’”Isola degli schiavi” di Marivaux (Trivellino altro non era che l’evoluzione dello Zanni e le coppie servo-padrone ricalcavano pienamente lo stereotipo “italienne”), alla trascrizione della parte dei comici in “Sogno” da Shakespeare (affidata a dei burattini che si esibivano facendo riferimento ad un vero e proprio “canovaccio”), a numerose altre occasioni, più o meno dirette, più o meno consapevoli.
Ma questa volta ci troviamo davanti, dichiaratamente, alla Commedia dell’Arte. Questa volta sono in scena davvero gli Zanni, Arlecchino, Pulcinella, Colombina, Brighella e Pantalone.
La Commedia dell’Arte fa parte di noi (e non intendo solo di noi “teatranti”): essa ha rappresentato per secoli la maniera di recitare “all’italiana”. La fama dei personaggi, delle “maschere”, ha varcato i limiti della cultura italiana ed europea arrivando a trasformarsi in modelli universalmente conosciuti e riconosciuti.
Questa forma teatrale, tra le più longeve e originali del mondo, è stata un momento importante per il teatro, non solo italiano. La sua origine dette il via alla nascita del teatro professionistico: l’unione legale di più artisti, il concorrere alla nascita della compagnia con il versamento di quote e la divisione degli utili in base alle stesse, formarono il primo nucleo del teatro modernamente inteso.
Altro carattere fondamentale è “il viaggiare”. Per presentare lo spettacolo in luoghi diversi, anche fuori dei confini linguistici di appartenenza, le compagnie attraversavano l’Europa, risultando, fra le altre cose, un efficace tramite fra culture, lingue diverse.
“All’impruìsa, la commedia!” rappresenta un po’ tutto questo. Dall’apparizione del “canta in banco”, primo elemento costitutivo della Commedia, all’itinerario verso altri generi della stessa, i lazzi, le canzoni, i duetti comici, fino al canovaccio, sorta di sceneggiatura “aperta” nella quale i comici, singolarmente, portavano la loro esperienza. Ovviamente lo spettacolo non esaurisce tutte le particolarità della Commedia dell’Arte, ma vuole essere un esempio di come e cosa i comici dell’arte, dalle origini, fino all’età d’oro delle grandi compagnie, fecero sulle tavole dei palcoscenici di tutta Europa.

Mario Librando