leggi le note guarda le foto nessun video disponibile gli interpreti leggi gli articoli guarda il manifesto



"Riso Olimpico"
di Manuela Critelli

interpreti:
Marco Natalucci . il Gerarca
Gilberto Colla . il prete
Francesco Mancini . il cerimoniere
Roberto Gioffré . il funzionario
Rita Serafini . la madre
Alessandro Baldinotti . la Baronessa De Marinis
Teresa Fallai . Massimilla Campelmo
Massimo Grigò . il poeta
Monica Bauco . la cantante Ida Pastorella

Roberta Sabatini . una cameriera
Neri Batisti . un cameriere
Salvatore Urzì . un cameriere
Giuliana Pacini . una infermiera
Rebecca Krusic . una infermiera
Mirta Stampella . una infermiera
Mauro Palma . la guardia
Stefania Loli . la nipote della Baronessa
Matteo Laguni . il chierichetto
Luca Avagliano . il ragazzo
Enrica Pecchioli . una Giovane Italiana
Claudia Pinzauti . una Giovane Italiana
Maria Angela Catino . Isolina
Riccardo Scotto . Gianluigi

Emanuele Carovani . flauto, pianoforte e basso
Tommaso Damianou . chitarra
Lorenzo Ressel . percussioni


regia: Michele Andrei
collaborazione alla drammaturgia: Michele Andrei, Gilberto Colla
allestimento: Mario Librando, Massimo Carotti
costumi: Loreley Diotisalvi

aiuto regia: Chiara Macinai
luci: Mario Librando, Marco Faccenda
amministrazione: Massimo Carotti
foto di scena: Andrea Miliotti




FIRENZE, 1937

A Firenze si celebra uno strano fidanzamento: per festeggiare Gianluigi e Isolina arrivano un gerarca, un importante funzionario, una potentissima baronessa, un’amica di Gabriele d’Annunzio, e si attende addirittura Benito Mussolini.
Il viso di Isolina presto sarà stampato sulle monete italiane, perché, come ha detto il duce: “La futura moglie è una corona di gioie pure, il suo viso sarà l’effige femminea d’Italia”.
La ragazza decide di non togliere il velo fino a che il Duce non comparirà, per offrirsi ‘intatta’, in un esempio di cocciuta devozione popolare.
Gli invitati hanno i posti assegnati e l’arrivo dell’ energico gerarca li costringe a sottostare ad una fantasiosa etichetta fascista: discorsi e brindisi, canzoni e addestramenti si susseguono con una faticosa e precisa tabella di marcia che richiede obbedienza.
Fra gli invitati un poeta pagato per commentare tutto in rima: un altro testimone della grandezza del regime. Gli invitati, coerciti nell’attesa, consumano alleanze, scherzi atroci, equivoci.
Il gerarca non è mai soddisfatto, nel breve spazio di attesa vuole intraprendere una vera e propria opera di rinnovamento.
L’attesa del duce si fa spasmodica, la sentinella ha l’ordine di suonare un campanello ogni volta che un’auto entra nel parco,e più e più volte gli invitati sono costretti a mettersi in posizione, o sull’attenti.
Il vino e l’attesa esaltano gli animi: ben presto la cerimonia ufficiale si trasforma in un palcoscenico per il gerarca che, in gara con se stesso, ma soprattutto in gara con un avversario invisibile e fatale, gioca la sua partita.

Manuela Critelli, Maggio 2005


Nota per uno spettacolo corale

Abituati come siamo, in Italia, ad assistere a spettacoli pensati e costruiti su pochi interpreti, quando Michele Andrei ci ha cominciato a parlare del suo progetto di “Riso Olimpico” siamo stati colti di sorpresa e ci siamo quasi sentiti spiazzati. Lo spettacolo, infatti, avrebbe visto in scena una trentina di elementi e, cosa ancor più singolare, una gran parte di questi sarebbero stati nomi di gran calibro nel panorama attoriale non solo toscano ma nazionale. Come conciliare un gran numero di “primi attori” con le necessità sceniche e con le croniche carenze di budget produttivo? La risposta, nella sua logica banalità, stava nell’idea vincente che Michele aveva in mente: l’unica soluzione era quella di partire da un “canovaccio” di storia, di scegliere gli attori “a priori”, di cucire loro addosso le parti, seguendo anzi le stesse idee ed indicazioni provenienti dai singoli, ed arrivare a ottenere un gruppo di alto livello, affiatato ed equilibrato composto esclusivamente da attori che (udite, udite!) in scena SI DIVERTONO!
Nel frattempo cominciavano a giungere le prime adesioni importanti: Gilberto Colla, Marco Natalucci, Francesco Mancini, Alessandro Baldinotti hanno subito accettato la sfida. A questi, a ruota, si sono aggiunti Teresa Fallai (già con Zauberteatro in svariate occasioni), Roberto Gioffré, Rita Serafini e Massimo Grigò. Per le “seconde parti” (se mai esistono in uno spettacolo dove tutti sono sempre in scena…) avevamo a disposizione un ottimo “serbatoio”. In quei mesi si stava svolgendo uno stage teatrale promosso da Zauberteatro e proprio fra gli allievi del corso abbiamo trovato quello che ci serviva. Giovani attori, alcuni anche con qualche esperienza alle spalle, che potevano aggiungere la loro briosa “voglia di stare in scena” al gruppo base di professionisti.
Per la scrittura di un simile testo ci siamo affidati alla sapiente penna di Manuela Critelli, già autrice per Zauberteatro del testo di “Come in America”, lo spettacolo interpretato da Silvia Guidi e Fabio Mascagni che andrà in scena anche quest’anno sul fiume Arno a bordo delle barche dei Renaioli. Manuela, seguendo la situazione in fieri con Michele Andrei e Gilberto Colla, ha scritto, lavorando di cesello una trama in equilibrio fra il divertente, il grottesco e la ricostruzione storica.
In ultimo, ma non certo per importanza, si sono uniti a noi i musicisti. Chi conosce Zauberteatro sa che la musica dal vivo è sempre stata una delle prerogative delle nostre produzioni. Anche in questo caso non potevamo tradire la tradizione: Monica Bauco, attrice di spicco prima ancora che cantante, guida in scena un trio di giovani musicisti che hanno dedicato grandi sforzi per fare proprio un repertorio musicale degli anni Trenta del XX secolo.
Le prove, l’ideazione dei costumi e dell’allestimento scenico, poi, hanno costituito un vero “work in progress” collettivo.
Il risultato di tutto questo (anche se non sta a noi dirlo) ci pare corale e bilanciato.
Comunque, ancor prima di andare in scena, possiamo dire che un risultato lo abbiamo certamente ottenuto: quello di dimostrare, come Zauberteatro cerca di fare da tempo, che è possibile aggregare intorno ad un progetto unitario tante individualità eccellenti, che normalmente magari lavorano autonomamente e quasi, per così dire “parallelamente”, e che la voglia di fare veramente teatro insieme è tutt’altro che spenta in tutti noi, basta solo tirarla fuori.

Mario Librando, Zauberteatro, Giugno 2005