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"L'eccezione e la regola" ("Urga")
di Bertolt Brecht
traduzione di Laura Pandolfi

interpreti:
Niccolò Rinaldi (il narratore, il giudice, i testimoni)
Sandro Carotti (il mercante)
Simona Ciari (la guida)
Paola Ugolini (il portatore)

regia: Niccolò Rinaldi
musiche: Claudio José Boncompagni
allestimento: Mario Librando, Massimo Carotti / Andrea D'Alessandro
costumi: Andrea Giannelli
maschere: Atelier La Fontaine - Parigi



"Urga" è la nuova versione, creata nel 1995, dello spettacolo "L'eccezione e la regola" che venne commissionata dal Comune di Firenze a Zauberteatro per l'estate 1986.
Allora lo spettacolo andò in scena al Giardino dell'Orticoltura a Firenze e la prima idea della nostra messa in scena nacque proprio osservando questo giardino: troppo invitante per i suoi numerosi luoghi scenici potenziali. Molti angoli di questo giardino sono, infatti, dei preziosi palcoscenici: una maestosa serra, un loggiato dalle sembianze di un reperto archeologico, una scalinata prospettica, vialetti e cespugli e, oggetto ingombrante e quasi magico, una locomotiva abbandonata, oltre alle strane forme dei giochi per i bambini, sparsi qua e là.
Negli anni successivi lo spettacolo venne riproposto numerose volte in situazioni e luoghi anche assai diversi fra loro.
Avendo una inclinazione naturale a viaggiare, "L'eccezione e la regola" mi è sempre piaciuta in quanto racconta di un viaggio avventuroso nei deserti della Mongolia ed è composto di violenza, amore, soprattutto di compromesso, istruttivo un pò come lo sono le peregrinazioni che amo intraprendere negli angoli più sperduti della terra, tutto sommato fatte della stessa sostanza del teatro, ovvero di emozioni soggettive e di sintesi di vita e di tempo.
"L'eccezione e la regola" ci è sembrata subito idonea ad una rappresentazione itinerante, e così abbiamo sposato subito il desiderio di spaziare per il Giardino dell'Orticoltura con uno spettacolo a tappe, nel quale il pubblico è invitato a seguire lo stesso percorso degli attori.
E il didatticismo che tanti sospettano come facilmente moralista in Brecht, a torto o a ragione - ma di fatto "L'eccezione e la regola" e Brecht in genere sono talmente boicottati dalle nostre scene -, si risolve in una espressività che ci auguriamo più suggestiva nella cornice itinerante dell'allestimento, complici trucchi e costumi orientaleggianti, una recitazione a tratti ispirata ai cantastorie e le musiche originali, logicamente, eseguite dal vivo.
"L'eccezione e la regola" è il testo per eccellenza fra i "drammi didattici", ed è presente in esso una liricità semplice e bella, a volte, ai nostri occhi, velatamente autoironica e pessimista. Oggi siamo figli di uno scetticismo disincantato che, verosimilmente a Brecht non sarebbe piaciuto, ma che crediamo si concili con il senso generale di sconfitta presentatoci dai personaggi-pupazzi di Brecht: nessuno esce vittorioso tra un portatore più sfortunato che ingenuo che in realtà ha sbagliato i suoi calcoli - e, durante le rappresentazioni, numerosi bambini definivano la tenera vittima della dialettica brechtiana un "cretino" -, chi non ha capito i meccanismi della Storia - di questa storia -, chi si è sentito obbligato ad esercitare la violenza per affermarsi e chi, come la guida, si è affannato per poter sovvertire questa lotta alla sopravvivenza.

Niccolò Rinaldi