"Arianna e il labirinto"

di Paolo Lelli

testo edito da Nerbini Editore (Firenze, 2007)




con
Chiara Gallo
Spyridoula Nikolopoulou
Ilaria Danti
Michele Paoli



regia Paolo Lelli

allestimento Mario Librando
costumi e gioielli Fiamma Farulli


maschera Rossella Tauro
elementi sonori Vanni Cassori
staff tecnico Marco Faccenda e Luana Segreto



Firenze, parco di Villa Fabbricotti
26, 27 e 28 luglio 2007



Ci sono figure che trapassano il tempo, oggettivizzano il loro stesso mito e diventano simboli, riferimenti universali. Arianna è uno di questi personaggi. Figura emblematica, apparentemente marginale, complice ma non compagna dell'"eroe", si perde nei mille rivoli della memoria. Eppure questa eroina si identifica magnificamente con il suo mito. Il labirinto, luogo misterioso e terribile, la vede come la sua guida, l'unica depositaria del suo segreto. Più del suo costruttore, e ancor più del suo abitatore, creatura sostanzialmente inerme, costretta dalle circostanze a divenire il "mostro" del luogo. Arianna frequenta quello spazio con la consapevolezza di esserne la sacerdotessa, il reale genius loci. Riesce a conquistarlo, a identificarsi con esso e ad esso essere accomunata.
Lo spettacolo prende spunto dalle leggende e i miti che ruotano intorno alla figura di Arianna e del luogo magico e misterioso a lei legato, il labirinto. Il testo cerca di unire la figura femminile di riferimento, la guida, il binario portante della vita dell'uomo, con il percorso stesso della vita. Partendo da presupposti allusivi, metaforici, la figura di Arianna si fonde con il luogo. È Arianna stessa, il labirinto. E in più si fonde e soprammette con un'altra figura mitologica: Persefone, o Kore, che rappresenta il lato disincantato della femminilità, l'innocenza perduta brutalmente.
Queste due figure, che si presentano come le due facce della stessa medaglia, fanno da guida, e anche da contraltare, al loro doppio maschile. L'uomo, il viaggiatore, colui che smania per il nuovo, è l'interlocutore di questo lungo viaggio intorno a se stesso, che dura una vita, ovvero lo spazio di un sospiro. Nella sua ricerca di risposte o emozioni, l'uomo gira intorno , si perde nei luoghi conosciuti, diventa il simbolo del continuo cercare, dell'insoddisfazione. La donna invece è lì, l'ancora, il faro, lo scopo del suo viaggiare. Mille volte trovata, altrettante abbandonata per un'altra che è sempre la stessa, la donna cerca di indirizzare l'uomo verso le proprie scelte, forse verso le proprie responsabilità. Gli infiniti viaggi, i molti aspetti del luogo visitato, e le continue scelte a cui è chiamato, disorientano l'uomo. Ma l'uscita è una sola. Alla fine, l'incomprensione viene accettata, innumerevoli sono le domande, ma forse, non c'è mai alcuna risposta.
Lo spettacolo ha una forma tradizionale, si avvale della presenza in scena di quattro attori, tre donne e un uomo, che danno voce a tutti i personaggi, compreso un coro. E in più, la presenza in scena di un musicista, assicura l'atmosfera sonora al testo, in simbiosi con la narrazione attorale. Si è cercato di concepire uno spettacolo agile, che si prestasse a una lettura ampia, e che fosse fruibile anche in spazi teatrali non convenzionali. Lo spettacolo verrà presentato nell'ambito della rassegna FirenzeEstate, nel luglio p.v. Il testo in questione, Arianna e il labirinto, verrà altresì pubblicato in contemporanea dalla casa editrice Nerbini di Firenze.

Paolo Lelli





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