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"Arianna e il labirinto"
di Paolo Lelli
testo edito da Nerbini Editore (Firenze, 2007)


interpreti:
Chiara Gallo (Arianna)
Spyridoula Nikolopoulou (Persefone)
Ilaria Danti (Coro, Uomo Toro)
Michele Paoli (il viandante)

regia: Paolo Lelli
ideazione scenica ed allestimento: Mario Librando
costumi e gioielli: Fiamma Farulli

maschera: Rossella Tauro
elementi sonori: Vanni Cassori
staff tecnico: Marco Faccenda e Luana Segreto



Ci sono figure che trapassano il tempo, oggettivizzano il loro stesso mito e diventano simboli, riferimenti universali. Arianna Ŕ uno di questi personaggi. Figura emblematica, apparentemente marginale, complice ma non compagna dell'"eroe", si perde nei mille rivoli della memoria. Eppure questa eroina si identifica magnificamente con il suo mito. Il labirinto, luogo misterioso e terribile, la vede come la sua guida, l'unica depositaria del suo segreto. Pi¨ del suo costruttore, e ancor pi¨ del suo abitatore, creatura sostanzialmente inerme, costretta dalle circostanze a divenire il "mostro" del luogo. Arianna frequenta quello spazio con la consapevolezza di esserne la sacerdotessa, il reale genius loci. Riesce a conquistarlo, a identificarsi con esso e ad esso essere accomunata.
Lo spettacolo prende spunto dalle leggende e i miti che ruotano intorno alla figura di Arianna e del luogo magico e misterioso a lei legato, il labirinto. Il testo cerca di unire la figura femminile di riferimento, la guida, il binario portante della vita dell'uomo, con il percorso stesso della vita. Partendo da presupposti allusivi, metaforici, la figura di Arianna si fonde con il luogo. ╚ Arianna stessa, il labirinto. E in pi¨ si fonde e soprammette con un'altra figura mitologica: Persefone, o Kore, che rappresenta il lato disincantato della femminilitÓ, l'innocenza perduta brutalmente.
Queste due figure, che si presentano come le due facce della stessa medaglia, fanno da guida, e anche da contraltare, al loro doppio maschile. L'uomo, il viaggiatore, colui che smania per il nuovo, Ŕ l'interlocutore di questo lungo viaggio intorno a se stesso, che dura una vita, ovvero lo spazio di un sospiro. Nella sua ricerca di risposte o emozioni, l'uomo gira intorno , si perde nei luoghi conosciuti, diventa il simbolo del continuo cercare, dell'insoddisfazione. La donna invece Ŕ lý, l'ancora, il faro, lo scopo del suo viaggiare. Mille volte trovata, altrettante abbandonata per un'altra che Ŕ sempre la stessa, la donna cerca di indirizzare l'uomo verso le proprie scelte, forse verso le proprie responsabilitÓ. Gli infiniti viaggi, i molti aspetti del luogo visitato, e le continue scelte a cui Ŕ chiamato, disorientano l'uomo. Ma l'uscita Ŕ una sola. Alla fine, l'incomprensione viene accettata, innumerevoli sono le domande, ma forse, non c'Ŕ mai alcuna risposta.

Paolo Lelli, 2007