"Scintille Futuriste"

da testi di F.T. Marinetti, B. Corra, F. De Pisis, U. Boccioni, E. Settimelli, P. Buzzi selezionati da Mario Verdone


con
Sandro Carotti
Piera Dabizzi
Teresa Fallai
Cristiana Ionda
Maurizio Lombardi
Alessandro Riccio


rumorista
Vanni Cassori
clarinetti
Luca Becorpi
fisarmonica
Alessandro Moretti


regia
Sandro Carotti

scene e costumi
Giancarlo Mancini

allestimento scenotecnico
Massimo Carotti e Mario Librando

disegno luci
Marco Faccenda

fonica
Valerio Damiani

sarta
Simonetta Pruneti
grafica
Mario Librando
foto
Andrea Miliotti per S.M.PhotoArt




Firenze, Teatro Puccini
16 e 17 aprile 2008
ore 21.00 - infoline Teatro Puccini 055.362067 - prevendite Box Office
LO SPETTACOLO E' INSERITO NEL CARNET DI "FIRENZE DEI TEATRI"



Il Teatro Futurista rifiuta la logica formale, la verosimiglianza, la gradevolezza esteriore: alogico, antigrazioso, sono i termini più amati della scuola marinettiana, ed erano una pungente in-tenzione contro il "buonsenso borghese".
Attraverso dissonanze verbali, paradossi smaccati, scontri di at-mosfere eterogenee, situazioni capovolte, ecc. il futurismo mirava soprattutto a disorientare e sbalordire, perseguiva effetti fulminanti di stupore, usando tutto il repertorio di trovate che attingevano al repertorio del circo e del teatro di varietà. Un valore assoluto per il futurismo è quello dell'irrazionalità che poi in qualche modo ha influenzato tutti i movimenti artistici del secolo scorso che si sono succeduti ad esso. Il "Manifesto del Teatro Futurista" del 1915 si apre con una condanna in blocco del teatro contemporaneo, dove tutto è prolisso, analitico, pedantescamente psicologico, esplicati-vo, diluito, meticoloso, statico, pieno di divieti "come una questura, diviso in celle come un monastero".
Contro questo teatro Corra, Marinetti e Settimelli annunciano la creazione di un Teatro Futurista il quale sarà:
1) SINTETICO: cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e gesti, innumerevoli situazioni, sensazioni, idee e simboli.
2) ATECNICO: "Col nostro movimento sintetista, vogliamo distruggere la tecnica che dai greci ad oggi, invece di semplificarsi, è divenuta sempre più dogmatica, stupidamente logica, meticolosa, pedante, strangolatrice. E' stupido scrivere 100 pagine quando ne basterebbe una.
3) DINAMISMO SIMULTANEO: cioè nato dall'improvvisazione, dalla fulminea intuizione, dall'attualità suggestionante e rivelatrice "il nostro teatro futurista s'addormenta a una battuta di Ibsen, ma si entusiasma pei riflessi rossi o verdi delle poltrone.
4) AUTONOMO, ALOGICO, IRREALE: "La sintesi teatrale futuri-sta non sarà sottomessa alla logica, non conterrà nulla di fotografico, sarà autonoma, non somiglierà che a se stessa. Saprà esaltare i suoi spettatori, cioè far dimenticare la monotonia della vita quotidiano, scaraventandoli attraverso un labirinto di sen-sazioni improntate alla più esasperata originalità e combina-te in modi imprevedibili.
Il teatro futurista vuol porre sulla scena tutte le scoperte (per questo inverosimili, bizzarre, antiteatrali) che la genialità futurista "va facendo nel sub-cosciente, nelle farse mal definite, nell'astrazione pura, nella fantasia pura".
Il futurismo esalta dunque il Teatro di Varietà perché, nutrendosi di attualità veloce, esso si propone di distrarre e divertire il pubblico con effetti di comicità, di eccitazione erotica o di stupore immaginativo; inventare incessantemente nuovi elementi di stupore è l'unica ragion d'essere dei suoi autori, attori, macchinisti; esso genera naturalmente il "meraviglioso futurista", attraverso "caricature possenti, abissi di ridicolo, ironie impalpabili e delizio-se, motti e bisticci che servono ad aerare gradevolmente i cervelli; suscita tutta l'intera gamma della balordaggine per spingere in-sensibilmente l'intelligenza fin sull'orlo della pazzia; sfrutta le nuo-ve significazioni del suono, della luce, del rumore e della parola coi loro prolungamenti misteriosi e inesplicabili nella parte più ine-splorata della nostra sensibilità; crea pantomimiche satiriche e ca-ricature del dolore e della nostalgia, camuffature bizzarre, smorfie, buffonate".
Il teatro futurista ripudia "la farsa, il vaudeville, la pochade, la commedia, il dramma, la tragedia" sostituendovi le miscele di serio e di comico, i personaggi reali e irreali, i drammi di oggetti, le battute in libertà, la simultaneità, la compenetrazione, il poemetto animato, la sensazione sceneggiata, la discussione extralogica, la deformazione sintetica.
È però vero che le prime sintesi teatrali (di Marinetti, Settimelli, Corra, Chiti, Pratella, Buzzi, Boccioni, ecc.) sono sintetiche solo per la brevità formale che di rado corrisponde a una necessità interiore: spesso si sente che il dialogo vi avrebbe un andamento logico, banalmente logico, se nessi e legamenti non fossero stati sforbiciati ad arbitrio; e la "chiusa" anziché esplodere come risultato riassuntivo di un'intuizione folgorante, sa di gioco di parole, di battuta ad effetto.
Petrolini è stato un attore che ha contribuito a far conoscere in tutta Italia il Teatro Futurista.
Molte compagnie teatrali affrontarono questo genere di repertorio ma spesso, sia per l'affrettata preparazione degli attori, molti dei quali anche inadeguati, sia per la povertà di mezzi spettacolari inadeguati, sia per la povertà di mezzi spettacolari impiegati (scene, luci e costumi), parvero al di sotto degli spettacoli "passatisti" più squallidi.
Basti dire che il materiale scenico, l'attrezzatura tecnica e l'arredamento, erano di volta in volta noleggiati nelle varie piazze di passaggio: vecchi fondali spiegazzati, mobilio scompaiato, proiettori rudimentali e prove di scena con gli attori ridotte al minimo indispensabile.
Senza aggiungere che, per un teatro che si proclamava "espressione del dinamismo e della velocità e dello splendore meccanico", era triste dover offrire alle platee "sintesi" della durata media di un minuto e mezzo, tra l'una e l'altra delle quali, per eseguire le mutazioni e i cambi di scena, bisognava aspettare intervalli interminabili.
È proprio su questo punto che ho voluto porre la mia attenzione di ideatore e regista, cercando di mettendo in scena "Scintille futuriste" esaltando la dinamicità di una scena che si muove per siparietti veloci di quinte nere che si aprono e chiudono alla velocità di un battito di ciglia e ci gettano d'un colpo in situazioni comiche e irreali che negli anni daranno il "la" e l'ispirazione a un certo tipo particolare di Teatro dell'assurdo.
In Scintille futuriste gli attori sono gli artefici, in scena e fuori scena, di cambi e trasformazioni alla Fregoli, come ingranaggi che muovono la complessa macchina teatrale.
Gli attori giocano a camuffarsi di ridicolo con barbe finte ed elementi scenici che usano a volte prolungamento o escrescenza del proprio corpo secondo la logica futurista.

Mi sono chiesto che senso poteva avere fare oggi uno spettacolo che per molti versi potrà parere datato per il contenuti di certi testi o battute che in alcuni momenti possono parere ingenue. Mi sono chiesto come si poteva ridere, sorridere o essere provocati da una scena che dura lo spazio di due battute con una locomotiva che chiede a un'altra: "Mi scusi, le da noia se fumo" e quella: "Ma si figuri, fumo anch'io".
Ebbene la risposta credo di essermela data puntando sull'aspetto poetico e naif di un'epoca ormai passata, come quando si guarda un vecchio album di fotografie e ci si perde con la fantasia, senza cadere però nel nostalgico, ma anzi cercando cogliere l'energia di quello spirito sempre vivo e rivoluzionario del futurismo che fu prima di ogni altra interpretazione ideologica di regime, un "movimento di avanguardia contro il passatismo di un'epoca che stava morendo fra i languori tardo romantici. Follia + energia + velocità contro lo spasmodico chiaro di luna".
E noi oggi in che epoca viviamo? La risposta la lascio a voi, o miei graditi spettatori.
Certo è che quell'estremismo e quegli ideali del futurismo portaro-no molti dei loro maggiori promotori ad arruolarsi volontari nella tragica e disgraziata guerra del 1915/18 che esploderà proprio alla nascita di quel movimento artistico che nella sua ideologia genuina voleva abbracciare tutte le arti.

La scena che con lo scenografo e costumista Giancarlo Mancini abbiamo ideato per Scintille futuriste è stata concepita come una dinamica scatola cinese che si apre e si chiude in una moltitudine di posizioni fino a ritornare nella sua posizione di partenza.
Le luci che ritmicamente creano lo spazio e gli ambienti delle varie situazioni contribuiscono in maniera determinante a questo risultato di dinamicità. I costumi sono stati concepiti sapientemente da Giancarlo Mancini secondo i propositi del teatro sintetico futurista. Gli elementi scenografici, pochi ma essenziali, si ispirano a ci-tazioni di tutta l'arte visiva futurista.
Il colore cromatico che abbiamo voluto dare alla scena, ai costumi e alle luci, passa dal bianco al grigio e al nero, riferendosi ad alcune pellicole monocromatiche di Bragaglia.
Le musiche spaziano fra le note delle canzoni del vecchio tabarin fino ai rumori eseguiti dal vivo da Vanni Cassori nel ruolo molto futurista del rumorista e da Alessandro Moretti alla fisarmonica e Luca Becorpi che musicalmente sono il punto di congiunzione fra il vecchio e il nuovo, per sottolineare questo senso di trasforma-zione e di passaggio. Ultimi ma non ultimi gli attori: Piera Dabizzi, Teresa Fallai, Cristiana Ionda, Maurizio Lombardi, Alessandro Riccio che sono il vero motore teatrale che fa girare tutta la macchina scenotecnica di "Scintille futuriste".

Sandro Carotti, 2005




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