"Crisotemi"

da “Quarta Dimensione” di Yannis Ritsos


con
Chiara Gallo

riduzione teatrale e regia
Chiara Gallo

traduzione
Nicola Crocetti e Chiara Gallo

supervisione
Julien Kosellek





Firenze, parco di Villa Fabbricotti
27 e 28 luglio 2009



il testo:
Crisotemi è uno dei diciassette monologhi poetici che formano la raccolta "Quarta dimensione"; ognuno di essi è dedicato a una figura più o meno celebre della mitologia greca. Crisotemi è scritto sotto forma di “falsa intervista”: una giovane giornalista, spiega Ritsos in un preambolo, si reca al palazzo degli Atun linguaggio. Se la problematica dominante della sua poesia è comune alla maggior parte dei poeridi per raccogliere l’ultima testimonianza di un’ormai vecchissima “Signora”, unica sopravvissuta della famiglia; il testo vero e proprio consiste però del solo, lungo monologo di Crisotemi, senza nessun intervento della giornalista. Crisotemi, l’altra figlia di Agamennone e Clitemnestra, la sorella dimenticata di Elettra, Oreste e Ifigenia, il personaggio muto della tragedia, si trova ora (e soltanto grazie ad una causa esterna, l’intervista appunto) a raccontare la sua versione dei fatti. Rievoca la sua vita passata, soffermandosi su un’infinità di dettagli che diventano simboli universali, pur senza perdere il loro carattere privato; evita quasi sempre ogni riferimento diretto agli omicidi commessi in seno alla famiglia, e preferisce descrivere episodi apparentemente insignificanti della vita quotidiana, che si caricano di significato e di poesia a posteriori. Se il linguaggio è tenero, lirico e quasi pudico, la violenza e la miseria (quelle degli Atridi e della storia contemporanea) sono tuttavia ben presenti nel racconto, e le loro apparizioni improvvise sono i veri colpi di scena di una pièce in cui non succede niente, in cui i personaggi evocati hanno perduto anche il loro nome.

Chiara Gallo



lo spettacolo:
Crisotemi è un testo che indaga sulla questione del coraggio o della debolezza di fronte alla propria vita: che posto, che postura vogliamo assumere nella vita? E se scegliamo di non assumerne nessuna, di cancellarci, di passare inosservati per sopravvivere, quali saranno le conseguenze, per noi, per il nostro prossimo, per il mondo? Che proporzione di responsabilità, di dolore, di sollievo e di senso di colpa si trova in questo comportamento? Ma Crisotemi non è solo un esempio di ignavia: è anche la voce di chi non vuole partecipare alla corsa per il potere, di chi non capisce l’ossessione per la gloria e la fama, di chi osserva disarmato la follia degli umani. La messa in scena che propongo accentua il carattere politico del testo, ma, tenendo conto dei quasi quarant’anni che sono passati dalla sua stesura, elimina ogni traccia di didatticismo e di morale, e si concentra sul fallimento di tutte le ideologie, di tutti gli slanci rivoluzionari, e sulla solitudine dell’individuo di fronte al mondo. Dimenticata la giornalista, dimenticato il palazzo avito, Crisotemi è sola in una sorta di discarica o di ripostiglio sporco e soffocante che ha adattato alla meglio come casa, come ultimo rifugio. La presenza – l’intrusione? – del pubblico crea un “fattore tempo” che fa uscire Crisotemi dal suo millenario ripiegamento su se stessa e la convince – la obbliga? – a parlare; nata “per caso”, la parola si fa sempre più necessaria e precisa, stappa il vaso di Pandora e fa esplodere la voglia di vivere, di partecipare delle cose del mondo malgrado le perdite di senso, il ridicolo e la fatica. Ma non c’è più tempo. Crisotemi non ha ancora finito di parlare, di dire, finalmente, che un tecnico monta sul palco, smantella il suo rifugio, tronca le sue ultime parole e la condanna definitivamente al silenzio.
Lo spettacolo nasce da una versione francese dello stesso testo, creata al Cours Florent di Parigi e supervisionata da Julien Kosellek.

Chiara Gallo



Yannis Ritsos:
Nato nel 1909 e morto nel 1990, Ritsos è uno dei maggiori poeti greci del XX secolo, insieme a Kavafis, Seferis, Elytis, con i quali condivide un’incessante e appassionata riflessione sulla grecità (la ??µ??s??? che dà il titolo a una delle sue raccolte più celebri). La grecità come base di identità ed espressione massima di umanità, come sentimento che si nutre di arte, filosofia e storia greca, ma che non si esaurisce nel nazionalismo o nell’erudizione. La Grecità come “concentrato” di tutta la bellezza, di tutta l’energia vitale, di tutta la curiosità e la passione di cui l’uomo è capace, ma anche di tutto il dolore, di tutta la violenza e la distruttività… l’afflitta Grecia universale a cui il mito dà una forma e ti neogreci, la risposta di Ritsos è decisamente personale e impegnata, e non si limita all’ambito letterario: Ritsos è un poeta militante che, in una Grecia provata dalle due guerre mondiali, dalla Grande Catastrofe del ’22 (l’espulsione dei greci dall’Asia Minore per mano dei turchi) e infine dalla dittatura militare, partecipa prima attivamente alla resistenza e subisce poi la deportazione nei “campi di rieducazione” del regime a causa della sua adesione al comunismo. Le sue poesie, vietate dai colonnelli e scritte spesso di nascosto e con mezzi di fortuna, sono state in buona parte musicate da Mikis Theodorakis, diventando così dei popolarissimi canti di rivolta.


Chiara Gallo:
Nata a Firenze nel dicembre 1982, inizia a dedicarsi seriamente al teatro nel 1998; nello stesso periodo, studentessa al liceo classico Michelangiolo, si appassiona alla lingua, all’arte e alla mitologia greca: teatro e grecità sono da subito strettamente legati e diventano presto due aspetti complementari della stessa ricerca. Nel 1999 si unisce al nascente Coro Drammatico Renato Condoleo diretto da Paolo Bussagli, dove riceve una solida formazione attoriale e lavora come attrice e poi anche come assistente alla didattica fino all’agosto 2004. Parallelamente arricchisce il suo immaginario teatrale frequentando stages con artisti e gruppi dalle poetiche differenti (Franco Di Francescantonio, The Living Theatre etc.), e dirige lei stessa laboratori per bambini e adulti, in proprio e in collaborazione. Nel 2005 frequenta “Il Fiore del Teatro”, corso dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, studiando, tra gli altri, con Kevin Crawford, Alessandra Bedino, Luigi M. Musati. Nel 2007, sempre continuando a lavorare come attrice (con Paolo Lelli e Alessandro Riccio, a titolo di esempio), si laurea con lode in lingua e letteratura neogreca all’Università di Firenze; nello stesso anno cura la regia de La Cantatrice Calva di Ionesco per “La Talea”, filiazione del CDRC. Dopo la laurea si trasferisce in Francia e approfondisce gli studi di recitazione al Cours Florent di Parigi, dove ha la fortuna di incontrare Sophie Lagier e Julien Kosellek, grazie ai quali riscopre, precisa e radicalizza la sua personale proposta artistica.




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