PRESENTAZIONI



La nascita di una rivista va guardata con rispetto e attenzione. Attenzione che potrebbe anche essere non del tutto benevola. Comunque sia, bisogna riconoscere che solo l’idea di fare una rivista sottende una grande volontà, il desiderio di mettere a disposizione un impegno personale importante e l’intento di misurarsi per contribuire alla ricerca scientifica e sociale.

Una rivista è una finestra aperta sul mondo. Schiude la possibilità di dialogare anche a chi questo dialogo non è garantito; come ai giovani che stentano a trovare spazi per le loro riflessioni e per le loro ricerche, nonostante li si promuova a unica possibilità per il futuro, come non si è fatto in nessun altro momento della storia. Se poi la rivista è una rivista che intende parlare di un tema molto specifico che prende spunto dalla Firenze medicea, l’impresa è ancor più meritevole d’attenzione, perché di questo particolare momento tutti pensano di sapere ogni cosa ed è arduo trovare un taglio che consenta di rappresentarsi come uno spazio.

Ma io credo che Medicea non desideri rimanere confinata all’interno di un piano squisitamente storiografico; ritengo che si voglia anche evocare una particolare temperie culturale; credo che si voglia rammemorare un momento della nostra storia, per renderlo in qualche modo attuale, per ravvivare quello spirito di libertà del pensiero e dell’azione che è stato a fondamento della cultura moderna e che tutt’ora, in qualche modo, informa il nostro operare. Anche se spesso non lo percepiamo come un valore. E di certo non lo colleghiamo a quel momento della storia.

Io credo che Medicea voglia far percepire il senso profondo di quell’Umanesimo che si riconosceva nella fiducia nell’uomo, nelle sue possibilità, fino a elaborare un profondo innovamento anche del metodo scientifico. Dopo aver messo d’un canto gli schemi della filosofia teologizzante, lo spirito della scienza universale viveva nella ricerca, nella concretezza del fare, nell’uomo di fronte al mondo e artefice nel mondo.

Quell’uomo completo di cui parla Dante, il contraltare del letterato solitario: “Mi giova riprendere l’errore di molti ignoranti, i quali credono niuno essere studiante se non quelli che si nascondono in solitudine ed in ozio […] Lo ‘ngegno alto e grande non ha bisogno di tali tormenti, anzi è vera conclusione, e certissima, che quello che non appara tosto non appara mai; sicchè straniarsi e levarsi dalla conversazione è al tutto di quelli che niente sono atti con loro basso ingegno ad imprendere”.


Roberto Cecchi

Direttore generale BSAE, Ministero per i Beni e le Attività Culturali








I saggi raccolti in questo volume contribuiscono a comprendere, al di là dei singoli argomenti, sia la ‘natura storica’ della Regione Toscana, sia il motivo per cui gli studi medicei rappresentano un momento significativo per capire la straordinaria importanza della civiltà dell’Umanesimo.

Fu il Vasari a definirne, con poche parole, i contenuti: qualità delle produzioni, spirito civico elevatissimo, emulazione e competizione. Gli ingredienti di base cui si ispirano le società contemporanee. È questo, credo, uno degli obiettivi che una rivista interdisciplinare come Medicea persegue, mettendo a fuoco ricerche e analisi che riuniscono in modo armonico arti, tecnologie e settori economici e culturali diversi.

La sapienza e la bellezza che sono stati il momento di congiunzione della stagione dei Medici con il territorio della Toscana possono essere oggi argomento di ulteriore approfondimento attraverso contributi significativi come quelli pubblicati nella rivista.

Di qui il mio apprezzamento personale e quello dell’Assemblea regionale.


Riccardo Nencini

Presidente del Consiglio Regionale della Toscana