Sintesi degli articoli




Il disegno espropriato. Buontalenti (e Michelangelo) al Palazzo Nonfinito e il progetto di Scamozzi

Amelio Fara

Nella costruzione del Palazzo Nonfinito, iniziata a Firenze nel 1593, si possono distinguere gli interventi di Bernardo Buontalenti e di Vincenzo Scamozzi. Il progetto di quest’ultimo è configurato in una xilografia dell’Idea dell’architettura universale (1615), quello di Buontalenti può essere restituito solo attraverso le sue progettazioni coeve. Nei suoi disegni per le finestre del palazzo si percepisce l’eccezionale raffinatezza da lui raggiunta nel disegno d’architettura. Esito che consegue dallo studio diretto dei fogli michelangioleschi, dei quali egli era entrato in possesso con l’aiuto del principe Francesco de’ Medici. Risulta allora singolare che Bernardo abbia modificato nelle linee fondamentali un celebre disegno di Michelangelo per adattarlo alle finestre superiori del Palazzo Nonfinito.


Amelio Fara è uno dei più eminenti studiosi europei di architettura militare dell’età moderna, e autore di numerosi studi su Bernardo Buontalenti. Tra i suoi contributi: La città da guerra (1993), il catalogo della mostra dei disegni di Buontalenti agli Uffizi (1998), Leonardo a Piombino (1999), Napoleone architetto (2006). A lui si deve il ritrovamento nel corpus grafico di Casa Buonarroti di un importante disegno di Michelangelo per San Giovanni dei Fiorentini. Attualmente è impegnato nell’inedito studio del rapporto Buontalenti-Michelangelo attraverso il disegno d’architettura.

amelio.fara@tiscali.it



Vite e olivo nelle proprietà dei Medici nel Quattrocento

Paolo Nanni

Nel contesto delle campagne toscane del XV secolo, la proprietà fondiaria medicea aveva una notevole consistenza, ampliatasi nel corso del secolo. I beni di Giovanni di Bicci, Cosimo il Vecchio, Piero di Cosimo e Lorenzo il Magnifico comprendevano ville, castelli, fattorie, poderi, pascoli, boschi concentrati soprattutto nel Mugello, a Careggi, a Fiesole, a Pelago, a Montepaldi, a Poggio a Caiano e nell’area pisana. L’uso delle fonti private dell’Archivio Mediceo “Avanti il Principato”, utilizzato in questo studio, consente di ricostruire le strategie adottate dai Medici e i segni lasciati nel territorio dalla organizzazione delle singole fattorie. Vite e olivo emergono come principali indicatori di una agricoltura orientata alla qualità delle produzioni fin dal Medioevo.


Paolo Nanni è ricercatore presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze dove insegna storia dell’agricoltura. È direttore responsabile della ‘Rivista di storia dell’agricoltura’ della Accademia dei Georgofili.

paolo.nanni@unifi.it



Bona guerra, mala guerra. Il massacro di Lastra a Signa del 1529: una strage cercata

Alessandro Monti

Il 6 dicembre del 1529 ebbe luogo uno degli episodi più cruenti della prima fase dell’assedio di Firenze e probabilmente il più grosso scacco subìto dai fiorentini in quella fase della guerra: il massacro di Lastra a Signa. Vi morirono duecento soldati fiorentini, tutti passati a fil di spada dai soldati imperiali del principe d’Orange dopo che si erano arresi con la promessa di poter abbandonare la piazzaforte “salve le persone e le robe”. Sulla base di alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Firenze, Alessandro Monti solleva ora un terribile dubbio: che quella strage fosse stata pianificata a tavolino, come mezzo di pressione nei confronti della Signoria fiorentina nel contesto di un negoziato sul modo di trattare i prigionieri.


Alessandro Monti è giornalista, ha pubblicato numerosi saggi e studi storici, tra i quali: Riparo della città. Il castello di Campi nel Trecento: un caso di ristrutturazione urbanistica (con Franek Sznura, 1997); La terra sul fiume (2003); e La guerra dei Medici: Firenze e il suo dominio nei giorni dell’assedio (2007). Attualmente sta approfondendo i suoi interessi su fatti e personaggi dell’ultima Repubblica fiorentina, con particolare riferimento a Malatesta Baglioni, oggetto di un libro dal titolo Firenze 1430: l’assedio, il tradimento di prossima pubblicazione.

alessandromonti71@gmail.com


Das Identifikationsporträt der florentinischen Prinzessin Anna di Francesco I. de’ Medici (1569-1584)

Maike Vogt-Lüerssen

Il ritratto-miniatura della principessa Anna de’ Medici (1569-1584), figlia del granduca Francesco I de’ Medici e della sua prima moglie, la principessa asburgica Giovanna d’Austria, rientra tra i cosiddetti “ritratti di identificazione”. Questo ritratto consente non solo di attribuire la persona raffigurata al suo casato, ma anche di accertarne l’esatta identità, dal momento che l’artista utilizzò il simbolismo caratteristico delle appartenenti femminili alle dinastie dei Medici e degli Asburgo, aggiungendo altresì i simboli greco-romani di Artemide/Diana, dea della verginità, e la serie di doppie perle tra i capelli di Anna.


Maike Vogt-Lüerssen, nata a Wilhelmshaven (Germania), ha studiato storia e biologia all’Università Philipps di Marburg. Fin dal 1987 si è specializzata in storia del costume, occupandosi in particolare del mondo femminile e della storia dell’arte del Medioevo e del Rinascimento. Dal 1995 vive e lavora in Australia. Ha al suo attivo quattordici libri, prevalentemente biografie.

maike@kleio.org



Don Antonio de’ Medici “professore de’ secreti”

Filippo Luti

Il principe don Antonio de’ Medici (1576-1621) ereditò dal padre, il granduca Francesco I, una spiccata predisposizione verso gli aspetti tecnico-artigianali e un vivo interesse per l’alchimia e la scienza in generale. L’articolo si concentra sull’imponente raccolta di “segreti” che il giovane Medici raccolse in alcuni preziosi manoscritti, oggi conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Dopo un breve sguardo all’antica storia della letteratura ‘secretistica’ che proprio al tempo di don Antonio raggiunse l’apice della propria diffusione, l’autore presenta una panoramica della vasta tipologia di ricette da lui collezionate (medicinali, tecniche, culinarie, erotiche, etc.) dalle quali emerge l’immagine di una mondo scientifico ancora a metà strada tra ambito sperimentale e ambito superstizioso.


Filippo Luti, laureato in storia moderna con una tesi sulla vita del principe Antonio de’ Medici, pubblicata nel 2006, è da sempre un appassionato cultore di storia medicea. Attualmente collabora con l’Enciclopedia Treccani per l’edizione di alcune voci biografiche di personaggi legati alla storia della Toscana tra il XVI e il XVII secolo. Nel 2002 ha collaborato con la Fondazione Primo Conti per la catalogazione e l’archiviazione digitale del fondo del pittore futurista Venna.

filippoluti@hotmail.com



A Flemish work for the Medici court: Jeremias van Winghe’s ‘Allegory of the Education of a Prince’

Lisa Goldenberg Stoppato

Un dipinto di recente scoperta, raffigurante un giovane principe intento allo studio, presenta affinità con L’educazione di Filippo II di Spagna, che Michelangelo Cinganelli realizzò in occasione della commemorazione del 1598 per la morte del re. L’opera può essere quindi interpretata come un’Allegoria dell’Educazione di un Principe. Lo stemma dei Medici-Asburgo sullo sfondo rimanda alla corte dei Medici: molto probabilmente a Ferdinando II. Il dipinto può essere attribuito al fiammingo Jeremias van Winghe, che si stabilì a Francoforte dopo essere stato a Roma tra il 1604 e il 1613: stilisticamente richiama infatti un disegno, ora a Vienna, che porta le iniziali del pittore. Si tratta di una rappresentazione della Giustizia incoronata che si ispira a un affresco realizzato tra il 1607 e il 1609 da Bernardino Poccetti nella Sala di Bona di Palazzo Pitti. Analogamente al dipinto allegorico, il disegno di van Winghe fornisce dunque una muta testimonianza di una non documentata visita del pittore a Firenze.


Lisa Goldenberg Stoppato ha compiuto i suoi primi studi allo Smith College (Massachusetts). Ha poi completato la sua formazione all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze sotto la guida di Mina Gregori. Specializzatasi nello studio della ritrattistica, ha curato schede e saggi per numerosi cataloghi di mostra, compresa quella monografica del 2006 a Palazzo Pitti: Cosimo III de’ Medici e la “stanza de’ quadri” di Giusto Suttermans.

goldenberglisa@virgilio.it



Il resoconto medico per il viaggio di Gian Gastone de’ Medici del 1697: un contributo alla nascita della moderna medicina dei viaggi

Esther Diana

Nel 1697 Gian Gastone de’ Medici lascia Firenze diretto in Alemagna per sposare Anna Maria Francesca, principessa di Saxe-Lauenburg e vedova dell’Elettore Palatino, nel tentativo di assicurare la discendenza al Granducato Toscano. In quest’occasione verrà richiesto al medico Giuseppe Del Papa – in questo momento archiatra del cardinale Francesco Maria – di redigere un resoconto sanitario utile sia per gli eventuali malesseri che avrebbero potuto colpire il Principe durante il viaggio, sia come prontuario per coloro che lo avrebbero dovuto curare nel suo lungo soggiorno all’estero.


Esther Diana è coordinatrice della Commissione tecnica regionale per i patrimoni storici delle aziende sanitarie dell’Area Vasta Fiorentina. Quale architetto si occupa della storia delle istituzioni ospedaliere e della componente sociale della sanità in età moderna.

esther.diana@asf.toscana.it



Sepolcri medicei

Carlo Cresti

Lo studio ripercorre le vicende costruttive dei sepolcri dei Medici nel complesso di San Lorenzo a Firenze. Oltre alle tipologie sepolcrali sono segnalati gli ornamenti-simbolo caratterizzanti ciascun monumento funebre. La storia dei sepolcri inizia dal sarcofago di Giovanni di Bicci posto in Sagrestia Vecchia; per proseguire con il pilastro-tomba di Cosimo il Vecchio, ubicato nella cripta; e incontrare poi la “sovrana bellezza” della tomba bifronte di Piero e Giovanni de’ Medici, creata dal Verrocchio. I successivi sepolcri parietali dei duchi di Urbino e di Nemours, in Sagrestia Nuova, progettati ed eseguiti da Michelangelo, anticipano per monumentalità la conclusiva sequenza dei giganteschi cenotafi dedicati, nella secentesca Cappella dei Principi, ai granduchi Cosimo I, Francesco I, Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III.


Carlo Cresti è stato professore ordinario di storia dell’architettura all’Università di Firenze dove è attualmente incaricato dell’insegnamento di Conservazione dei Beni Architettonici Museali. Ha ricoperto numerosi incarichi presso questa e altre università, scuole e istituti italiani, e ha fatto parte di comitati scientifici e organizzativi di mostre d’arte e di convegni. Collabora a quotidiani e a riviste d’architettura italiane e internazionali e dirige ‘Architettura & Arte’. Tra i suoi libri, i più recenti sono: Architetture e statue per gli eroi: l’Italia dei monumenti ai caduti (2006), Architettura a Firenze fra miti e realtà: dal tempio di Marte agli inizi del XVII secolo (2007).



Il ritorno di Giovanni delle Bande Nere

Marco Ferri

Le lettere tra il segretario di Cosimo III, Apollonio Bassetti, e il corrispondente di Casa Medici da Mantova, Anton Francesco Flori Galleni documentano il rientro a Firenze (da Mantova) dei resti di Giovanni delle Bande Nere, morto nel novembre del 1526 in seguito a uno scontro d’armi a Governolo. Il carteggio, che va dalla fine di gennaio fino alla metà di aprile 1685, informa sulle precauzioni messe in atto per la rimozione della salma dalla chiesa di San Domenico a Mantova, e il conseguente trasporto a Firenze a dorso di mulo. Rimane da capire il perché di un trasporto senza scorta e presumibilmente in gran segreto, così come non appare chiaro il ruolo della Chiesa in tutta la vicenda. Nella premessa inoltre l’autore, alla luce di nuovi dati, avanza l’ipotesi che ci sia stata volontà nel provocare la morte di Giovanni de’ Medici.


Marco Ferri, laureato in storia contemporanea, è giornalista professionista, da oltre venti anni si occupa di cultura e spettacoli e quotidianamente scrive sulle pagine de Il Giornale della Toscana. Collabora con la rivista trimestrale ‘MCM. La storia delle cose’. È autore di vari libri tra i quali: I medici riesumano i Medici (2005); con Donatella Lippi Porpora medicea (2005) e I Medici. La dinastia dei misteri (2007) e recentemente ha pubblicato il contributo Medici: la traslazione dei ‘depositi’ del 1791 negli ‘Atti dell’Accademia La Colombaria, Firenze’ (2008).

rivistamedicea@libero.it